FOTO ARTICOLO 1024x597

Il 22 e 23 ottobre 2026, la nostra collega Carolina Zuniga ha rappresentato RURINNOVA al workshop internazionale “Human Rights and the Digitalization of Food Systems”, presso la sede della FAO a Roma, nell’ambito degli incontri paralleli alla 54ª sessione del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale. Le due giornate hanno offerto uno spazio di confronto su come le tecnologie digitali stiano cambiando i sistemi alimentari e su quali conseguenze abbiano per chi produce, distribuisce e consuma cibo.
A Roma, Carolina ha presentato il lavoro sviluppato insieme ad Andrea Saba sui servizi di consulenza agricola digitale. Il contributo mette in dialogo un approccio basato sui diritti umani e l’agroecologia, a partire da una domanda concreta. Quando una piattaforma consiglia cosa seminare, quali conoscenze orientano quel consiglio e quanto può incidere sulla scelta chi coltiva la terra?

Guardare alla consulenza digitale attraverso i diritti umani

Un approccio basato sui diritti umani (human rights-based approach) parte dal riconoscimento degli agricoltori e delle comunità rurali come titolari di diritti. Nel nostro contributo, il diritto a un’alimentazione adeguata e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano nelle aree rurali (UNDROP – https://digitallibrary.un.org/record/1650694) offrono una chiave di lettura per valutare le scelte di chi progetta, finanzia o mette a disposizione un servizio di consulenza. Questo significa chiedersi chi riesce ad accedervi, chi partecipa alla sua progettazione e a chi ci si può rivolgere quando qualcosa non funziona.
Pensiamo a un’agricoltrice che condivide con un servizio digitale informazioni sul proprio terreno, sulle varietà che coltiva e sui raccolti delle ultime stagioni. Per lei conta sapere chi potrà riutilizzare quei dati e per quali finalità. Conta anche poter discutere una raccomandazione che sembra poco adatta al suo campo e ricevere una spiegazione da chi fornisce il servizio. Accessibilità, partecipazione, trasparenza e responsabilità assumono così un significato preciso. Riguardano la possibilità di usare uno strumento alle proprie condizioni e di mantenere autonomia nelle decisioni aziendali.

Che cosa cambia con l’agroecologia

L’agroecologia porta l’attenzione sulle relazioni tra suolo, acqua, biodiversità, pratiche agricole e comunità. Porta con sé anche un modo di produrre conoscenza, attraverso il confronto tra ricerca scientifica, esperienza contadina e saperi tradizionali e indigeni. Da questa prospettiva, una domanda decisiva per chi progetta un servizio digitale è che cosa lo strumento sia in grado di riconoscere come un buon risultato.
Torniamo alla scelta di cosa seminare. Una piattaforma potrebbe suggerire la varietà con la resa media più elevata. Chi coltiva quel terreno potrebbe preferire una varietà locale perché, negli anni più secchi, ha permesso alla famiglia di raccogliere abbastanza per il proprio consumo e di conservare le sementi per la stagione successiva. Entrambe le osservazioni riguardano la produttività, ma rispondono a esigenze diverse. Se la regolarità del raccolto e la possibilità di riprodurre le sementi contano per l’agricoltrice, devono poter entrare fin dall’inizio tra i criteri con cui il servizio formula il consiglio.
È qui che agroecologia e diritti umani si incontrano. L’esperienza di chi coltiva aiuta a capire quali scelte abbiano senso in un determinato territorio. La partecipazione alle decisioni e il controllo sui dati permettono a chi possiede quella conoscenza di decidere se condividerla, a quali condizioni e come impiegarla. Un servizio di consulenza progettato in questo modo può accompagnare una transizione agroecologica rispettando le priorità delle persone che la portano avanti.

Da Roma al lavoro nei territori

Per RURINNOVA, le due giornate alla FAO sono state un’occasione per rileggere il nostro lavoro di formazione, consulenza e innovazione a partire da queste domande. Una delle più utili viene prima ancora della scelta della tecnologia. Quando ci sediamo al tavolo con agricoltori, consulenti e ricercatori, quali decisioni sono ancora aperte?
Lasciare aperta la scelta di quali problemi affrontare, quali informazioni raccogliere e come valutare un risultato dà sostanza alla partecipazione. È una riflessione che riportiamo da Roma nei territori in cui lavoriamo. A volte, per capire se un servizio digitale sarà davvero utile, il primo passo è chiedere a chi coltiva quel campo perché, anche quest’anno, sceglierebbe di seminare proprio quella varietà.

Comments are disabled